

17 APRILE
LA CULTURA DEL CAFFÈ IN COREA DEL SUD: TRA ESTETICA, CONSUMO E NUOVE TENDENZE
KOREAN DESK
6 MIN READ
Negli ultimi due decenni, la Corea del Sud ha sviluppato una delle culture del caffè più dinamiche e riconoscibili al mondo. Da semplice abitudine quotidiana, il rituale del caffè si è trasformato in un vero e proprio fenomeno culturale, capace di riflettere i cambiamenti sociali, estetici ed economici del Paese. Oggi, città come Seoul rappresentano un laboratorio globale in cui design, branding e consumo si intrecciano.
L’introduzione del caffè in Corea risale alla fine del XIX secolo, ma per lungo tempo rimase limitato alle élite aristocratiche e ai contesti diplomatici. Fu solo nel secondo dopoguerra, con la forte influenza americana, che iniziò a diffondersi tra la popolazione. In questa fase, il caffè istantaneo dominava il mercato: pratico, economico e facilmente accessibile. Ancora oggi, i celebri coffee mix, bustine monodose contenenti caffè, zucchero e crema, sono parte integrante della quotidianità coreana, soprattutto negli ambienti lavorativi.
A partire dagli anni 2000, tuttavia, il panorama è cambiato radicalmente. La crescita economica, l’aumento del reddito disponibile e l’influenza delle tendenze globali hanno portato a una trasformazione profonda delle abitudini di consumo. Accanto alla dimensione funzionale dei convenience store — che restano il punto di accesso più immediato, tra caffè macinato al momento, bevande ready-to-drink e formati pensati per un consumo rapido, spesso on the go — nelle strade di Seoul le caffetterie, dalle grandi catene ai progetti indipendenti, si moltiplicano e si distinguono per un’estetica sempre più curata, identità visive forti e ambienti progettati per valorizzare l’esperienza. Questi spazi diventano così luoghi in cui sostare, lavorare e condividere, riflettendo una trasformazione più ampia dello stile di vita urbano.
Un mercato in forte espansione
Il mercato del caffè in Corea del Sud è oggi tra i più dinamici in Asia: nel 2024 ha generato circa 5 miliardi di dollari di fatturato, con una previsione di crescita fino a 7,6 miliardi entro il 2030 (CAGR 7,3%). Se si considerano tutti i prodotti collegati al caffè, alcune stime portano il valore complessivo del mercato a 13,7 miliardi nel 2025, con una proiezione fino a 34,5 miliardi entro il 2035 (CAGR 9,7%).
In Corea, il caffè rappresenta il 30,8% del mercato totale delle bevande, superando persino le bibite gassate (25,5%). Il consumo pro-capite è tra i più elevati al mondo: circa 405 tazze all’anno, oltre il doppio della media globale. Un dato che colloca la Corea del Sud al secondo posto per consumo di caffè per adulto, subito dopo la Francia.
Alla fine del 2022, il paese contava oltre 100.000 caffetterie, mentre le importazioni di caffè hanno raggiunto 1,378 miliardi di dollari nel 2024 (+11% rispetto all’anno precedente). Tra febbraio 2024 e febbraio 2025 sono state importate 194.640 tonnellate di chicchi per un valore di 1,698 miliardi di dollari: un dato particolarmente significativo, considerando che i volumi sono rimasti stabili ma i prezzi sono aumentati del 36,7%, segno di una domanda estremamente resiliente.
Le principali origini dei chicchi crudi riflettono una filiera globale consolidata: il Brasile rappresenta il primo fornitore (30% del volume, 21% del valore), seguito da Vietnam e Colombia, con contributi rilevanti anche da Etiopia e Guatemala.
Il caffè tostato rappresenta un segmento più contenuto in termini di volumi rispetto al crudo. In testa agli esportatori si trovano gli Stati Uniti (9.351 tonnellate), seguiti da Svizzera (3.115 tonnellate) e Italia (1.858 tonnellate). Un mercato sostenuto soprattutto dalla presenza di grandi gruppi internazionali come Nestlé e Starbucks.
Il fenomeno dell’iced americano
In Corea del Sud il consumo di caffè freddo è profondamente radicato nelle abitudini quotidiane: nelle catene come Starbucks le bevande iced dominano l’offerta, e l’iced americano rappresenta oltre il 70% delle vendite della categoria. A differenza di molti paesi occidentali, dove il consumo di caffè freddo resta spesso legato ai mesi estivi, in Corea viene consumato tutto l’anno. La sua diffusione non è casuale, ma risponde a una serie di esigenze pratiche e culturali.
Per comprenderne le ragioni della straordinaria popolarità, è infatti necessario guardare alle abitudini di consumo e allo stile di vita urbano coreano.
Rispetto all’espresso, più intenso e concentrato, presenta un gusto più diluito e rinfrescante, che si presta a un consumo prolungato. Questa caratteristica lo rende particolarmente adatto alla routine lavorativa: a differenza del caffè caldo, che perde rapidamente qualità una volta raffreddato, l’iced americano può rimanere sulla scrivania per lungo tempo senza risultare sgradevole. Anche quando il ghiaccio si scioglie, la bevanda mantiene una sua funzionalità, accompagnando riunioni, sessioni di studio e lunghe ore in ufficio.
Inoltre, in un contesto urbano caratterizzato da ritmi elevati, si integra perfettamente nella logica del grab and go, offrendo una risposta immediata al bisogno di caffeina ed energia. Per chi è di fretta, una bevanda calda non può essere "mandata giù tutto d'un fiato". L'Americano ghiacciato permette un consumo rapido, adattandosi perfettamente a uno stile di vita frenetico.
Allo stesso tempo, svolge anche una funzione sensoriale: nella cucina coreana, ricca di sapori intensi e piccanti, rappresenta una pausa rinfrescante e riequilibrante, quasi un reset del palato.
Questa centralità ha spinto anche le grandi catene a sperimentare varianti dedicate, come l’“Aerocano” introdotto nel febbraio 2026 da Starbucks Corea, una versione più cremosa e aerata del classico iced americano.
Oltre il caffè: estetica e identità nelle caffetterie coreane
La scena delle caffetterie in Corea del Sud è in forte espansione: si è passati da circa 69.000 locali nel 2019 a oltre 102.000 nel 2023, per un mercato complessivo stimato intorno a 1,5 miliardi di USD. Solo a Seoul si contano 24.295 caffetterie, di cui 6.184 appartenenti a catene in franchising. Un dato significativo riguarda la composizione del pubblico: il 39% delle visite è generato da consumatori ventenni.
Accanto alla crescita quantitativa si è sviluppata una scena indipendente particolarmente vivace, fortemente orientata al design. Quartieri come Seongsu, Hapjeong e Ikseon-dong ospitano locali che vanno ben oltre la funzione di semplice caffetteria: sono spazi esperienziali, progettati con grande attenzione all’identità visiva e alla coerenza estetica.



Upstanding Coffee: Photo Credit © Kiwoong Hong, Leedorim Coffee & Vegan Bakery: Photo Credit © danielfooddiary.com, Nudake Dosan: Photo Credit © Nudake
Caffè come Upstanding Coffee incarnano un’estetica volutamente raw, grezza e incompiuta, che comunica autenticità e sperimentazione. Altri, come Leedorim Coffee & Vegan Bakery, adottano invece un linguaggio più minimale e luminoso, dove luce naturale e materiali chiari definiscono ambienti rilassanti e armoniosi.
Negli ultimi anni, inoltre, la scena sta evolvendo verso nuovi quartieri. La geografia culturale di Seoul è infatti in costante movimento e la nuova generazione urbana sta guardando con sempre maggiore attenzione a distretti come Sindang-dong, Mullae-dong, Yongsan, Jangchung-dong ed Euljiro. Ed è proprio in queste aree che sta prendendo forma il movimento “Newtro” (New Retro) coreano: un equilibrio tra modernità e tradizione, in cui attività storiche già esistenti hanno ritrovato interesse tra i giovani - alcune preservate così come sono, altre rinnovate con attenzione – dando vita a spazi in cui edifici ristrutturati, cortili interni e materiali naturali evocano la Corea del passato. Questo approccio introduce una dimensione più intima e narrativa nello spazio della caffetteria, trasformandola in un luogo di memoria oltre che di consumo.
In questo contesto, branding, packaging e interior design non sono elementi accessori, ma parti integranti dell’esperienza. Contribuiscono a costruire identità forti e immediatamente riconoscibili, soprattutto nel contesto dei social media. Il successo di queste caffetterie non dipende soltanto dalla qualità del prodotto, ma dalla capacità di offrire ambienti in cui il cliente si riconosce e che desidera fotografare e condividere.
Emergono, inoltre, anche forme più radicali di contaminazione tra caffè, arte e design. Un esempio emblematico è Nudake, progetto gastronomico sviluppato dal brand di eyewear Gentle Monster, che ridefinisce completamente l’idea tradizionale di caffetteria: il caffè diventa solo una componente di un’esperienza multisensoriale più ampia. I dessert assumono forme scultoree, gli interni ricordano installazioni artistiche e l’intero ambiente è pensato per stimolare in modo diretto la percezione visiva ed emotiva del visitatore.
Specialty coffee e cultura della qualità
Strettamente legata alla crescita delle caffetterie, si è sviluppata in Corea del Sud una scena sempre più sofisticata legata allo specialty coffee. Questo segmento rappresenta l’evoluzione qualitativa della cultura del caffè, in cui l’attenzione si sposta dalla bevanda all’intero processo produttivo e sensoriale con focus sull’origine dei chicchi, le varietà e i metodi di lavorazione.
Nelle principali città si diffondono caffetterie indipendenti e torrefazioni artigianali che propongono single origin, tostature leggere e brewing methods come pour-over e cold brew, contribuendo a formare consumatori più consapevoli e orientati alla qualità.
Le caffetterie specialty si distinguono per un approccio altamente tecnico: i baristi assumono un ruolo centrale e operano con precisione su ogni variabile, dalla macinatura alla temperatura dell’acqua, per valorizzare al meglio le note aromatiche del caffè, spesso descritte con un linguaggio vicino a quello del vino: “fruttato”, “floreale”, “acidità” e “corpo”.
Parallelamente, molti locali integrano la torrefazione direttamente nello spazio del café, dando vita a filiere corte e trasparenti che rafforzano la percezione di qualità e autenticità. Anche in questo segmento, l’estetica rimane un elemento centrale: il design degli spazi contribuisce a trasformare il consumo in un’esperienza immersiva e completa.
La diffusione dello specialty coffee in Corea non rappresenta quindi una nicchia isolata, ma una componente strutturale della cultura contemporanea del caffè coreano. Convive con il consumo di massa, come quello dell’iced americano, dando forma a un ecosistema ibrido in cui praticità ed eccellenza coesistono.
Reinterpretare una tradizione in chiave nuova
In conclusione, la cultura del caffè in Corea del Sud rappresenta un esempio affascinante di come una tradizione importata possa essere reinterpretata in chiave locale, dando vita a qualcosa di profondamente originale e identitario. Tra iced americano, design radicale, café indipendenti e progetti sperimentali come Nudake, il caffè in Corea costituisce un linguaggio culturale complesso, capace di raccontare l’identità di una società in continua evoluzione.
A cura della Divisione Korean Desk di Consilia Business Management
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