

11 MAGGIO
MILANO DESIGN WEEK 2026: IL DIALOGO TRA ITALIA E COREA DEL SUD
KOREAN DESK
5 MIN READ
La Milano Design Week si conferma, edizione dopo edizione, come un punto di osservazione privilegiato sulle traiettorie del design contemporaneo, dove linguaggi, geografie e discipline diverse si incontrano in una dimensione sempre più ibrida. Tra le presenze rilevanti dell’edizione 2026 si distingue la Corea del Sud, con una costellazione di progetti che attraversano artigianato, tecnologia e ricerca formale.
Kwangho Lee x Bottega Veneta: luce, materia e tradizione
Bottega Veneta rinnova la collaborazione con il designer coreano Kwangho Lee presentando Lightful, un progetto che nasce da oltre tre anni di ricerca condivisa. L’installazione, ospitata nella boutique di via Sant’Andrea, rappresenta un’evoluzione del dialogo tra l’artista e la maison, fondato su una comune attenzione per artigianato, materiali e sperimentazione.
Il lavoro si sviluppa come un ambiente immersivo in cui luce e materia si intrecciano: strutture sospese e intrecci in pelle reinterpretano tecniche tradizionali in chiave contemporanea, trasformando lo spazio in una composizione dinamica e sensoriale. La pratica di Lee, basata sul weaving (intreccio), diventa qui il mezzo per esplorare forma, texture e percezione, in continuità con il savoir-faire artigianale del brand.
Più che una semplice installazione, Lightful è il racconto di un processo creativo condiviso, che unisce cultura materiale, sperimentazione artistica e innovazione progettuale, confermando come il design contemporaneo possa nascere dall’incontro tra tradizione e nuove possibilità espressive.



Kwangho Lee x Bottega Veneta, Via Sant'Andrea 15, Milano
Heritage Reimagined: il soban reinterpretato
Se Lightful esplora la dimensione sensoriale e materica del design, la mostra Heritage Reimagined all’ADI Design Museum, curata dalla Seoul Design Foundation, affronta il tema della tradizione da una prospettiva sistemica e tecnologica. L’esposizione è dedicata al soban, il tavolino tradizionale coreano legato alla cultura domestica, reinterpretato attraverso strumenti contemporanei come l’intelligenza artificiale e la stampa 3D. Storicamente, il soban era un oggetto individuale: utilizzato per consumare i pasti seduti a terra, rifletteva una dimensione intima e quotidiana della vita coreana, ma anche una raffinata cultura artigianale regionale. Ogni area della Corea sviluppava varianti proprie, distinguibili per forma, proporzioni e tecniche costruttive, spesso realizzate senza l’uso di chiodi e pensate per essere leggere, trasportabili e durevoli.
Il progetto riunisce 17 designer in un esercizio collettivo di rilettura dell’oggetto, che diventa punto di partenza per riflettere sul rapporto tra memoria culturale e innovazione produttiva. Il soban, nella sua forma originaria, era un oggetto funzionale profondamente radicato nella vita quotidiana; nella mostra viene trasformato in un dispositivo concettuale che interroga il modo in cui la tradizione possa essere tradotta in linguaggi contemporanei senza perderne il significato. In questo processo, artigianato e tecnologia non si oppongono, ma si sovrappongono come livelli complementari di una stessa narrazione progettuale.






Heritage Reimagined, ADI Design Museum, Milano
L’equilibrio come processo: Balance Object di Lee Joo-hyun
All’interno del programma ufficiale della Design Week trova spazio anche il debutto europeo dell’artista Lee Joo-hyun, che presenta la sua prima mostra personale negli ambienti del Boudoir di Palazzo Litta, storico edificio nel centro di Milano, all’interno della programmazione di Mosca Partners. Il progetto, intitolato Balance Object, si sviluppa come una riflessione sul concetto di equilibrio inteso non come stabilità statica, ma come condizione precaria e costantemente negoziata.
Il lavoro di Lee nasce da una dimensione autobiografica legata alla sua esperienza tra Corea e contesti internazionali, segnata da una sensazione di appartenenza sospesa. Questa condizione si traduce in oggetti che si reggono su punti di contatto minimi, generando una tensione visiva che diventa parte integrante dell’opera stessa. L’equilibrio non è quindi un risultato, ma un processo, una strategia di sopravvivenza che si manifesta nella forma e nella relazione con lo spazio.
Le opere esposte si configurano come “usable artworks”, oggetti che possono essere manipolati, spostati e completati dal visitatore. Questa dimensione partecipativa dissolve il confine tra opera e prodotto, trasformando l’esperienza in un atto attivo di costruzione percettiva. Accanto alla serie principale, la mostra include la Caltrop Series e la Yeom Series, che approfondiscono ulteriormente il tema della tensione tra materiali, forme e gravità.
La Caltrop Series prende ispirazione dall’antico strumento bellico a punte, reinterpretato in oggetti metallici sottili che sfidano la stabilità attraverso equilibri minimi e costruzioni apparentemente instabili. Ogni pezzo richiede lunghe ore di lavorazione manuale, in un processo che rende visibile il tempo come parte integrante dell’opera. La Yeom Series, invece, prende il nome da un termine coreano che indica una piccola isola rocciosa e traduce questa immagine in oggetti che combinano pietra naturale e strutture metalliche, evocando paesaggi sospesi tra natura e artificio.

Balance Object, Lee Joo-hyun, Palazzo Litta, Milano
Una presenza articolata: la Corea del Sud alla Milano Design Week 2026
Nel loro insieme, questi tre interventi delineano una presenza coreana alla Milano Design Week 2026 che non si limita alla rappresentazione geografica, ma si articola come sistema di linguaggi differenti. Da un lato, la ricerca materica e sensoriale di Kwangho Lee; dall’altro, la rielaborazione tecnologica della tradizione proposta dalla Seoul Design Foundation; e infine la dimensione scultorea e concettuale del lavoro di Lee Joo-hyun.
Ciò che emerge è un’idea di design come campo espanso, in cui l’oggetto non è mai solo forma o funzione, ma anche narrazione, memoria e dispositivo culturale. La Corea del Sud si inserisce così nella Milano Design Week non come presenza accessoria, ma come voce autonoma all’interno di un discorso globale sul progetto contemporaneo, in cui tradizione e futuro non sono poli opposti, ma tensioni che continuamente si ridefiniscono nello spazio del design.
Produzione Privata di Michele De Lucchi: un dialogo tra Milano e Seoul
Il dialogo tra Italia e Corea nel design contemporaneo non si muove in una sola direzione. Se Milano accoglie le ricerche coreane, è altrettanto evidente come il contesto coreano sia diventato sempre più centrale anche per progettisti e realtà italiane. In questo scenario si inserisce il percorso di Michele De Lucchi, maestro del design italiano, recentemente protagonista a Seoul con un articolato programma di presentazioni.
Nel marzo 2026, De Lucchi ha animato la scena culturale coreana attraverso tre momenti distinti: la masterclass dell’Italian Design Day, promossa dall’Ambasciata d’Italia in Corea e High Street Italia; la sua prima mostra personale in Corea, The Room I’m In, alla Dooson Gallery; e infine il Talkology ospitato da The Showroom, che si è rivelato il momento più autentico e raccolto dell’intera visita.
Proprio in questo spazio indipendente nel quartiere di Gangnam, in un dialogo intimo dedicato al coraggio e alla curiosità come fondamenti del design, De Lucchi ha presentato per la prima volta in Corea gli oggetti di Produzione Privata: lo sgabello Bisonte e la lampada Bonne Nuit, trasformando lo showroom in un luogo di espressione diretta del suo pensiero, nella sua forma più essenziale e artigianale. La dimensione raccolta e sperimentale di The Showroom ha amplificato il valore di questa presentazione.
Al centro della ricerca di De Lucchi emerge una riflessione radicale sul rapporto tra progettazione, tecnologia e gesto umano. Nell’era dell’intelligenza artificiale, capace di riprodurre con precisione geometrie e forme, il valore del design si sposta verso ciò che non può essere automatizzato: l’errore, la materia, la traccia della mano. È in questa prospettiva che Produzione Privata, fondata nel 1990, si definisce come un laboratorio di pensiero libero più che come un marchio, costruito attraverso il dialogo diretto con i maestri artigiani e sottratto alle logiche della produzione industriale.
Il progetto ribalta consapevolmente la relazione tra tecnica e fare umano: non è l’artigiano a doversi adattare alla macchina, ma è il design a farsi strumento per valorizzare il saper fare manuale. Una posizione che trova espressione nei suoi oggetti iconici, dove funzione e linguaggio formale nascono da una stessa idea di libertà progettuale.









Talkology, Produzione Privata, Michele De Lucchi, The Showroom, Gangnam, Seoul, Photo Credit: @theshowroom_kr
Durante la Milano Design Week, Produzione Privata è stata presentata con il progetto WOOD UNBOUND nello studio di Michele De Lucchi. Qui il legno viene esplorato oltre i suoi limiti tradizionali attraverso il racconto del processo creativo delle architetture di AMDL Circle. L’installazione si sviluppa come un’indagine sulle possibilità espressive e strutturali del materiale, inteso non come risorsa statica ma come organismo in evoluzione.
Il dialogo si estende ai nuovi prodotti di Produzione Privata, che reinterpretano il legno in chiave sperimentale, generando forme ibride tra oggetto, architettura e prototipo. In questo passaggio, il materiale diventa terreno comune tra progettazione e ricerca, così come tra contesti culturali differenti.
In un panorama sempre più dominato dalla perfezione algoritmica, è proprio questa centralità attribuita alla materia, al processo e all’imperfezione, emersa con particolare chiarezza anche nel contesto intimo di The Showroom a Seoul, a delineare una possibile direzione del design contemporaneo: non come sistema chiuso e automatizzato, ma come campo aperto in cui il progetto resta, prima di tutto, un atto umano.
A cura della Divisione Korean Desk di Consilia Business Management
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