

04 AGOSTO
RAPPORTO AIBE 2026: CONFRONTO TRA I SISTEMI BANCARI DEGLI STATI UNITI E DELL’UNIONE EUROPEA
CORPORATE FINANCE
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Nel suo intervento del 9 luglio 2026 all’Assemblea annuale dell’AIBE, il dott. Paolo Angelini, Direttore generale della Banca d’Italia, propone un confronto tra i sistemi bancari degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, mettendo in relazione presenza internazionale, modelli operativi e quadro regolamentare. Il tema assume particolare rilievo in una fase in cui tecnologia, rischi cyber, instabilità geopolitica e integrazione dei mercati finanziari stanno incidendo in modo crescente sull’organizzazione e sulla competitività degli intermediari.
Il confronto consente di leggere il diverso posizionamento dell’industria bancaria europea e statunitense non solo in termini di presenza nei rispettivi mercati, ma anche alla luce delle scelte regolamentari e di vigilanza adottate nelle due giurisdizioni. Da un lato, l’Unione Europea ha rafforzato il proprio impianto normativo con DORA, MiCA e il recepimento della CRD VI; dall’altro, negli Stati Uniti è in corso un processo di revisione della regolamentazione bancaria che punta alla semplificazione, ma che viene anche letto da alcuni osservatori come un possibile allentamento dei presidi prudenziali.
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Presenza transatlantica e modelli di insediamento
La presenza bancaria transatlantica è rilevante in entrambe le direzioni, ma si caratterizza per modelli di insediamento diversi. Nei Paesi aderenti al Meccanismo di Vigilanza Unico operano 22 gruppi bancari statunitensi, di cui 8 Global Systemically Important Bank (G-SIB), prevalentemente attraverso filiazioni, cioè entità di diritto europeo dotate di licenza autonoma. Negli Stati Uniti sono invece presenti 25 gruppi bancari europei, di cui 6 G-SIB, soprattutto mediante filiali, mantenendo quindi un maggiore collegamento operativo con le case madri.
Per le banche statunitensi, la scelta della filiazione riflette anche la possibilità di beneficiare del passaporto europeo e gli effetti della Brexit. Per le banche europee negli Stati Uniti ha inciso, tra gli altri fattori, il regime delle Intermediate Holding Companies, che ha favorito una diversa organizzazione delle attività non svolte tramite filiale.
I due mercati hanno un peso significativo sui ricavi: l’area EMEA, in cui l’Europa rappresenta la componente principale, genera circa il 14% dei ricavi delle G-SIB statunitensi; il mercato USA pesa per circa il 12% dei ricavi delle G-SIB europee. Le attività si concentrano soprattutto nel Corporate e Investment Banking e nei Global Markets, rivolgendosi a grandi imprese, istituzioni finanziarie e investitori professionali.
Resta però evidente un’asimmetria competitiva: le banche statunitensi detengono quote importanti anche nell’Investment Banking europeo, mentre i gruppi europei hanno una presenza molto più limitata nel mercato statunitense. Tale divario è riconducibile a economie di scala, specializzazione, investimenti tecnologici e alla forza del mercato domestico americano.


Il confronto tra regolamentazione bancaria UE e USA
I due sistemi regolamentari condividono alcuni principi di fondo, tra cui l’approccio basato sul rischio e la proporzionalità dei requisiti in funzione della dimensione e della complessità degli intermediari. Restano tuttavia differenze significative, soprattutto in alcuni ambiti oggi centrali per la stabilità finanziaria.
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Resilienza operativa digitale
In Europa, il Regolamento DORA ha introdotto un quadro vincolante e dettagliato per la gestione del rischio ICT e della resilienza operativa digitale, applicabile non solo alle banche ma anche ad altri operatori finanziari. Negli Stati Uniti, invece, la gestione del rischio ICT si basa soprattutto su linee guida non vincolanti, seppure spesso coerenti nei contenuti con l’approccio europeo.
Le principali differenze riguardano la vigilanza sui fornitori tecnologici critici e i test di resilienza. Nell’UE la sorveglianza sui fornitori critici è esercitata direttamente dalle autorità europee di vigilanza, con il supporto delle autorità nazionali. Negli Stati Uniti non esiste un presidio federale equivalente. Inoltre, il modello europeo attribuisce un ruolo centrale ai test di resilienza, mentre negli USA tali esercizi sono lasciati in misura più ampia alla discrezionalità degli intermediari.
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Cripto-attivitÃ
Sulle cripto-attività l’Unione Europea dispone già di un quadro più strutturato. Lo standard prudenziale del Comitato di Basilea, entrato in vigore il 1° gennaio 2026, è stato recepito in Europa attraverso un regime transitorio semplificato, mentre negli Stati Uniti non è ancora previsto un trattamento prudenziale specifico per le cripto-attività detenute nei bilanci bancari.
La differenza emerge anche nella disciplina di settore. Il Regolamento MiCA disciplina sia gli emittenti sia i prestatori di servizi in cripto-attività . Il GENIUS Act statunitense, invece, riguarda solo gli emittenti di stablecoin. Per le stablecoin, entrambi i regimi puntano a favorire uno sviluppo ordinato del mercato e a tutelare consumatori e stabilità finanziaria; tuttavia, MiCA è più restrittivo, prevedendo il divieto di corrispondere interessi e di applicare commissioni al rimborso, mentre il regime statunitense consente maggiore flessibilità .
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Politiche climatiche
In materia di rischi climatici, l’approccio europeo è stato più incisivo. L’EBA e il Meccanismo di Vigilanza Unico hanno progressivamente integrato questi rischi nei processi SREP e negli esercizi di stress test. Negli Stati Uniti, invece, le autorità hanno mantenuto una posizione più prudente, divenuta più critica con la nuova amministrazione, fino al ritiro delle linee guida federali sulla gestione dei rischi climatici pubblicate nel 2023.
Anche l’Unione Europea ha comunque avviato un processo di semplificazione della normativa sulla sostenibilità , con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e bilanciare transizione ecologica e competitività . Di conseguenza, anche la vigilanza bancaria europea sta adottando un approccio più graduale e proporzionato.
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Recepimento degli standard internazionali di Basilea
Una differenza centrale riguarda l’applicazione degli standard di Basilea. L’Unione Europea li applica a tutte le banche, pur prevedendo meccanismi di proporzionalità . Negli Stati Uniti, invece, tali standard non si applicano agli intermediari al di sotto di determinate soglie dimensionali. La proposta in consultazione li applicherebbe solo alle G-SIB e alle banche con attivi superiori a 700 miliardi di dollari; per le altre l’adozione sarebbe volontaria.
Sul rischio di credito, l’UE ha recepito l’output floor, seppure con un lungo periodo transitorio fino al 2033. Gli Stati Uniti sono invece più conservativi perché non consentono l’uso di modelli interni per il rischio di credito. Per il rischio operativo e il rischio di mercato, tuttavia, la proposta statunitense si discosta in modo più marcato dagli standard internazionali, determinando requisiti meno onerosi rispetto al quadro europeo.
Le stime richiamate dal dott. Angelini mostrano che la proposta statunitense più recente avrebbe un impatto limitato sui requisiti Tier 1 delle banche sistemiche e di maggiori dimensioni, pari all’1,6%, contro il 9% stimato nella proposta del 2023. Per le banche europee, l’impatto medio del pacchetto CRD6-CRR3 era invece stimato intorno all’8%.
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Obblighi di presenza fisica e vigilanza consolidata
Un ulteriore profilo riguarda il regime delle banche estere. Nell’Unione Europea, i gruppi bancari di Paesi terzi che operano attraverso almeno due entità regolamentate e superano i 40 miliardi di euro di attivi devono costituire una Intermediate Parent Undertaking. Inoltre, la CRD VI introduce dal 2027 il principio della presenza fisica nella UE per lo svolgimento delle principali attività bancarie, come raccolta di depositi, concessione di prestiti e garanzie.
Negli Stati Uniti esiste uno strumento analogo, l’Intermediate Holding Company, ma con soglie dimensionali più elevate e obblighi calibrati su dimensione, complessità e rilevanza sistemica dell’intermediario. Le finalità dei due regimi sono simili, ma l’approccio europeo risulta più esplicito e prescrittivo, soprattutto per quanto riguarda la presenza operativa sul territorio.
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Conclusioni
Il confronto delineato dal dott. Angelini evidenzia una presenza transatlantica rilevante per entrambi i sistemi bancari, ma anche un diverso equilibrio competitivo. Le banche statunitensi mostrano una capacità più forte di presidiare il mercato europeo dell’Investment Banking, mentre i gruppi europei non raggiungono un posizionamento analogo negli Stati Uniti.
Sul piano regolamentare, l’Unione Europea mantiene un approccio più prudente e prescrittivo, mentre il sistema statunitense appare più flessibile e, nelle proposte recenti, meno stringente per gli intermediari sotto determinate soglie dimensionali. Questa maggiore cautela europea va letta anche alla luce del diverso quadro di gestione delle crisi bancarie: negli Stati Uniti la FDIC dispone di strumenti consolidati e di ampia esperienza operativa, mentre nell’UE il sistema resta più vincolato alle procedure ordinarie di risoluzione.
Il confronto con il modello statunitense, conclude nel suo intervento il dott. Angelini, può offrire spunti utili per semplificare regole e vigilanza in Europa, rafforzando la competitività del sistema bancario. Tuttavia, la semplificazione non dovrebbe tradursi in deregolamentazione: la solidità degli intermediari resta un presupposto essenziale per preservare la stabilità finanziaria e sostenere la resilienza dell’economia europea.
A cura della Divisione Corporate Finance di Consilia Business Management
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