

03 LUGLIO
DAL RITO DEL CHIMAEK ALLA TAVOLA ITALIANA: POLLO FRITTO, BIRRA E SOCIALITÀ
KOREAN DESK
7 MIN READ
Se in Italia l'abbinamento tra pizza e birra rappresenta uno dei simboli della convivialità , in Corea del Sud questo ruolo è ricoperto dal chimaek, termine nato dalla fusione delle parole chicken e maekju (birra). Più che una semplice combinazione gastronomica, il chimaek è un vero e proprio fenomeno culturale che riflette l'evoluzione delle abitudini di consumo, della ristorazione e dell'industria alimentare coreana.
Nella foto di copertina: chimaek Photo Credit © lacorea.it
Birra e pollo fritto in Italia e in Corea del sud: dinamiche di mercato e modelli di consumo
Il confronto tra la tradizione occidentale, in particolare italiana, e quella sudcoreana relativa a questi due prodotti mette in luce una diversa evoluzione del loro ruolo economico, culturale e commerciale nei rispettivi contesti. In Italia, la birra rappresenta un comparto produttivo strutturato, con una filiera consolidata e una rilevante incidenza economica. Secondo l’Annual Report 2025 di AssoBirra, i consumi italiani nell’ultimo anno si sono mantenuti sopra i 21,2 milioni di ettolitri, e oltre ad accompagnare i pasti più informali, il consumo di birra rappresenta un rito sociale ormai consolidato.
In Corea del Sud, la birra è una delle bevande alcoliche più consumate e il mercato resta dominato dalla produzione domestica, che rappresenta oltre l’80% del totale. A differenza dell'Italia, dove la birra può costituire di per sé un momento di convivialità , nel contesto coreano il suo consumo è strettamente legato all'anju, ovvero ai cibi serviti in accompagnamento alle bevande alcoliche.
Ancora più marcate risultano le differenze nel caso del pollo fritto, che non presenta la stessa autonomia industriale e simbolica della birra. In Corea del sud, infatti, il fried chicken è una categoria molto riconoscibile e strutturata, con circa 40,000 ristoranti specializzati e oltre 1,800 punti vendita in circa 60 Paesi. In Italia, invece, il fenomeno appare meno definito: il pollo rappresenta una materia prima centrale nella cucina domestica e nella tradizione gastronomica mediterranea, mentre il pollo fritto si colloca prevalentemente nell'offerta delle catene fast food e del consumo rapido. Di conseguenza, mentre in Corea del Sud il pollo fritto è diventato un settore culturalmente identificabile, in Italia non costituisce una categoria altrettanto codificata, restando diviso tra tradizione alimentare e segmento fast food.
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Pollo fritto: stessa influenza americana, due traiettorie culinarie differenti
L’usanza del pollo fritto ha le sue radici nella cultura americana, che ha esercitato una forte influenza sia in Europa, e più recentemente in Italia, sia in Corea del Sud.
Prima della diffusione del modello americano, in Italia prevaleva un contesto gastronomico legato alla tradizione regionale e domestica, sviluppato intorno alla cotoletta, originariamente di vitello e poi reinterpretata anche con carne di pollo in ambito familiare.
Il momento che ha segnato la nascita di un nuovo segmento alimentare coincide con l’arrivo in Italia di catene specializzate nel fast food e nel pollo fritto a partire dal secondo decennio degli anni Duemila. Queste non hanno sostituito la tradizione esistente, ma hanno introdotto una modalità di consumo più veloce, informale e giovanile rispetto alla precedente versione più domestica o ristorativa.
Una delle prime grandi catene internazionali di pollo fritto ad approdare ufficialmente in Italia è KFC, originaria del Kentucky, che nel 2014 ha inaugurato il suo primo ristorante a Roma, a quasi cinquant’anni dall’apertura nel Regno Unito nel 1965. Dopo un 2024 da record, chiuso con un fatturato di €179 milioni di euro e una crescita del 25% rispetto al 2023, il colosso del pollo fritto ha confermato il proprio percorso di espansione anche nel 2025 e punta a raggiungere 210 locali in Italia entro la fine del 2027. Sempre a Roma, nel 2025, l’azienda ha inaugurato il suo primo flagship store italiano, confermando il ruolo strategico del mercato italiano nel proprio piano di sviluppo.
Un'altra grande catena internazionale di pollo fritto approdata in Italia è Popeyes, che ha debuttato sul mercato italiano nel novembre 2024 e, in pochi mesi, ha avviato un piano di sviluppo rapido e strutturato, arrivando a contare oltre 25 ristoranti attivi e una presenza in 7 regioni italiane: Lombardia, Lazio, Piemonte, Abruzzo, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. L’espansione, avvenuta in meno di due anni, è stata sostenuta dal forte riscontro del pubblico nei confronti di una proposta gastronomica fortemente identitaria, ispirata alla tradizione culinaria della Louisiana. Il pollo viene infatti marinato per 12 ore in una miscela di spezie cajun, impanato a mano e preparato al momento in ogni ristorante, garantendo un risultato croccante e riconoscibile.
Pur mantenendo la propria identità gastronomica, l’Italia si conferma quindi un mercato fortemente recettivo verso il pollo fritto di matrice americana. Più che trasformare il modello locale, questo segmento ha trovato spazio accanto alle abitudini esistenti, intercettando soprattutto una domanda orientata a praticità , informalità e consumo rapido.
Il pollo fritto coreano, invece, pur avendo subito anch’esso una forte influenza americana, ha seguito un percorso di sviluppo profondamente diverso da quello italiano. Sebbene il consumo di pollo in Corea abbia radici antiche, tradizionalmente legate a zuppe o stufati, la versione fritta fu introdotta durante la Guerra di Corea, negli anni Cinquanta, dalle truppe statunitensi, che erano solite prepararla in occasione di festività come il Ringraziamento. Un ruolo determinante nella sua diffusione fu poi svolto negli anni Settanta da Daegu, città sudcoreana che divenne centro principale dell’industria avicola e di sviluppo di ristoranti e franchising specializzati. La vera svolta culturale arrivò però con i Mondiali di calcio del 2002, quando la Corea del Sud avanzò in semifinale e milioni di tifosi si riunirono a seguire le partite condividendo pasti a base di pollo e birra. Da questa esperienza è nata l’espressione chimaek, fusione dei termini coreani chikin (pollo) e maekju (birra), oggi divenuta il simbolo di un vero e proprio rito di convivialità e socializzazione profondamente radicato nella cultura sudcoreana. Dal 2013, con l’istituzione del Daegu Chimaek Festival, questa tradizione si è trasformata anche in uno strumento di promozione culturale, capace di attrarre migliaia di visitatori e di valorizzare la gastronomia coreana a livello internazionale.
Oggi il chimaek rappresenta molto più di un semplice abbinamento gastronomico tra due prodotti: è un elemento distintivo della socialità sudcoreana, che riunisce amici, colleghi e famiglie, e che, grazie alla crescente popolarità di K-drama e K-pop, si è affermato anche all’estero come uno degli esempi più riconoscibili della Korean Wave nel settore food.

Nella foto: pollo fritto coreano, Photo Credit © lacorea.it
Le diverse tecniche di preparazione del pollo fritto e le varianti più conosciute
Dal punto di vista della preparazione, ciò che distingue il pollo fritto coreano è la tecnica della doppia frittura. Il pollo viene immerso in olio a circa 175°C per una prima cottura di dieci minuti. Successivamente viene lasciato riposare, consentendo all’umidità interna di ridistribuirsi e alla crosta di asciugarsi. Infine, viene fritto una seconda volta. Questo processo conferisce alla carne una pelle sottile e croccante, mantenendo l’interno succoso e tenero. La fase di riposo è essenziale poiché permette al vapore di fuoriuscire e riduce l’eccesso di olio. Questa tecnica si discosta notevolmente dal pollo fritto americano, generalmente caratterizzato da una panatura più spessa, irregolare e unta, oltre che da una preparazione più veloce, scalabile e facilmente standardizzabile.
Un’altra differenza sostanziale riguarda la dimensione dei polli, che in Corea sono generalmente più piccoli. Questa caratteristica favorisce una cottura più uniforme e un risultato finale più asciutto al tatto e dal sapore più delicato.
Anche i diversi condimenti contribuiscono all’identità del pollo fritto coreano. Tra le preparazioni più amate c’è il Ban Ban, un piatto composto per metà da pollo fritto al naturale e per l'altra metà da pollo glassato con una salsa a scelta. Tra le salse più iconiche spiccano la Yangnyeom, dolce e piccante a base di gochujang, aglio e zucchero; la Soy Garlic, sapida e aromatica; e la Honey Butter, dolce e burrosa.
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L’unicità del rito della birra in Italia
Se in Corea del Sud la birra assume una forza culturale più evidente quando è inserita nel rito del chimaek, in Italia gode della propria autonomia ed è vissuta come momento di convivialità , informalità e pausa dalla frenesia quotidiana. Lo dimostrano innanzitutto i dati della filiera: secondo Osservatorio Birra e Althesys, negli ultimi dieci anni il settore ha generato 92 miliardi di euro di Valore Condiviso, passando da 7,8 a 10,4 miliardi annui tra 2015 e 2024, con una crescita del 33%. Tuttavia, il valore della birra per gli italiani non ha solo valenza economica: Fondazione Birra Moretti sottolinea come sia ormai entrata nelle abitudini a tavola, grazie alla sua accessibilità , versatilità negli abbinamenti e capacità di accompagnare la tradizione gastronomica in modo meno formale rispetto ad altre bevande. Questa trasformazione culturale emerge anche da alcuni esempi concreti: Ichnusa, con il lancio di Metodo Lento, associa la birra al bisogno degli italiani di rallentare e ritrovare il proprio ritmo, presentandola come una pausa di qualità più che come un semplice prodotto; HEINEKEN Italia investe invece nel canale On Trade, cioè nei luoghi della socialità fuori casa, rafforzando il ruolo della birra in bar, ristoranti e locali, mentre porta avanti obiettivi di sostenibilità come zero emissioni in produzione entro il 2030 e carbon neutrality entro il 2040. Infine, la partnership tra Iper La grande i e Maltese mostra come anche la birra artigianale stia diventando più accessibile nella spesa quotidiana, portando in GDO prodotti di nicchia e birrifici locali. In Italia, quindi, la birra dà vita a una ritualità propria.


Il chimaek come strumento di diplomazia economica: il caso del CEO di Nvidia Jensen Huang
Un episodio avvenuto recentemente ha dimostrato la capacità del chimaek di trasformarsi da rito gastronomico popolare a fenomeno mediatico, comunicativo ed economico. Durante una visita in Corea del Sud il 30 ottobre 2025 alla vigilia dell’APEC CEO Summit, il CEO di Nvidia Jensen Huang ha cenato in un ristorante Kkanbu Chicken di Seoul con Lee Jae-yong, presidente di Samsung Electronics, e Chung Eui-sun, presidente esecutivo di Hyundai Motor Group, condividendo pollo fritto e birra. La scena, apparentemente informale, ha attirato giornalisti e cittadini anche a seguito del gesto di Huang che, distribuendo pollo ai passanti e pagando il conto per tutti i presenti nel locale, ha trasformato la cena in un evento mediatico di rilievo. L’effetto è stato immediato: l’attenzione verso Kkanbu Chicken e verso l’intero settore del pollo fritto coreano è cresciuta rapidamente, con aumenti nelle vendite e rialzi dei titoli collegati alla filiera avicola.
L’episodio non è rimasto isolato: il 5 giugno 2026 Huang, in un secondo viaggio a Seoul, ha ripetuto il rito del cibo coreano insieme ai vertici di SK, LG e Naver. Anche in questa occasione l'effetto sui consumi è stato immediato, con un aumento del 20% delle vendite nei locali coinvolti nel giro di un fine settimana. Al di là dell’aneddoto, questi incontri si sono intrecciati con questioni di rilievo: in occasione del viaggio nel 2025 infatti sono state rafforzate le collaborazioni di Nvidia con l’ecosistema industriale sudcoreano nei settori dell’intelligenza artificiale e della robotica con l’annuncio della fornitura di oltre 260.000 processori grafici alle aziende coreane. Il chimaek, quindi, in questo caso, è diventato un linguaggio simbolico capace di unire cultura popolare, comunicazione d’impresa e partnership industriali dal valore di miliardi di dollari, dimostrando come il cibo coreano possa funzionare anche come piattaforma di relazione strategica e diplomazia economica.
Uno spunto per il mercato italiano
Il fenomeno del chimaek offre interessanti spunti di riflessione anche per le imprese italiane del settore food & beverage. Se la forza della ristorazione italiana risiede nella qualità delle materie prime, nella tradizione gastronomica e nella valorizzazione del territorio, il modello coreano dimostra l'importanza di investire anche nella costruzione di format riconoscibili, nello sviluppo del franchising, nella customer experience e nell'integrazione con le piattaforme digitali. Le principali catene coreane, come Kyochon, BBQ Chicken e BHC, infatti, competono non solo sulla qualità del prodotto, ma anche su branding, packaging, innovazione di menu ed esperienza del cliente. In questo senso, il successo del chimaek non racconta soltanto l'evoluzione delle abitudini alimentari della Corea del Sud, ma rappresenta un esempio di come un prodotto semplice possa trasformarsi in un fenomeno culturale, economico e imprenditoriale, capace di generare valore.
FONTI:
A cura della Divisione Korean Desk di Consilia Business Management
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