

28 LUGLIO
IL 16° RAPPORTO ANNUALE AIBE - PRESENZA E CONTRIBUTO DELLE BANCHE E INTERMEDIARI ESTERI AL SISTEMA ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO
CORPORATE FINANCE
8 MIN READ
In occasione dell'Assemblea annuale di AIBE – Associazione Italiana Banche Estere, tenutasi a Milano lo scorso 9 luglio, è stato presentato il 16° Rapporto "Presenza e contributo delle banche e intermediari esteri al sistema economico-finanziario italiano", che analizza il ruolo degli operatori internazionali nel sostegno all'economia del Paese durante il 2025 e nei primi mesi del 2026.
Il Rapporto è stato curato da Consilia Business Management per AIBE ed è stato realizzato dal Prof. Carlo Arlotta e dal Prof. Andrea Uselli, con il contributo della Prof.ssa Alessandra Tanda, docenti dell'Università degli Studi dell'Insubria.
In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, frammentazione degli scambi commerciali, incertezza economica e normalizzazione delle politiche monetarie, l'economia italiana continua a mostrare una crescita moderata. Il PIL è atteso in aumento dello 0,7% nel 2026, sostenuto dalla domanda interna e dalla resilienza dell'export, che confermano l'importanza dell'internazionalizzazione per la competitività del Paese. In questo quadro, il contributo delle banche e degli intermediari esteri si conferma strategico, estendendosi dal finanziamento delle imprese ai mercati dei capitali, dall'asset management al credito specializzato, fino al sostegno ai processi di internazionalizzazione delle imprese italiane.


Debito pubblico
Tra il 2024 e il 2025 il debito pubblico italiano ha continuato a crescere, raggiungendo circa 3.096 miliardi di euro. Parallelamente è aumentata in modo significativo anche la partecipazione degli investitori internazionali: lo stock di titoli di Stato detenuto da soggetti non residenti è salito da 763 a 872 miliardi di euro, portando la quota estera dal 30,9% al 34,3%, oltre i livelli registrati prima della pandemia.
Il dato evidenzia un rinnovato interesse dei mercati internazionali verso il debito italiano, favorito dalla normalizzazione della politica monetaria della BCE, dalla progressiva riduzione degli acquisti dell'Eurosistema e dall'attrattività dei rendimenti offerti dai titoli italiani. Secondo il Rapporto, questo andamento rappresenta un segnale positivo di fiducia nella capacità dell'Italia di continuare ad attrarre capitali internazionali anche in un contesto caratterizzato da elevata incertezza macroeconomica e geopolitica.

Presenza delle banche estere in Italia
Il processo di consolidamento del sistema bancario italiano prosegue anche nel 2025. A fine anno risultano operative 414 banche, di cui 77 filiali di banche estere, pari al 18,6% del totale.
Pur in presenza di una progressiva riduzione del numero complessivo degli istituti e degli sportelli bancari, il ruolo degli operatori internazionali rimane stabile e strutturalmente rilevante, grazie a modelli di business prevalentemente specializzati. Restano centrali le attività di Corporate & Investment Banking, cresce la presenza delle banche digitali e delle banche depositarie estere per fondi UCITS e fondi pensione.
Le filiali e le controllate estere detengono inoltre il 18,9% dei prestiti alle imprese non finanziarie e il 22,8% dei finanziamenti alle famiglie.
Corporate & Investment Banking
Il 2025 conferma la centralità degli operatori esteri nelle attività di Corporate & Investment Banking. Il mercato dei prestiti sindacati raggiunge circa 90 miliardi di euro, con le banche internazionali che partecipano, in qualità di bookrunner, al 72% delle operazioni.
La loro presenza è particolarmente significativa nelle operazioni di maggiore dimensione, grazie alla capacità di coinvolgere investitori internazionali, alla disponibilità di competenze specialistiche e a una consolidata presenza sui mercati finanziari globali.
Anche nel project finance gli arranger esteri mantengono una posizione predominante, con una quota di mercato pari al 61%, sostenendo soprattutto investimenti nei comparti delle energie rinnovabili, utilities, infrastrutture e trasporti, settori strategici per la transizione energetica e lo sviluppo del Paese.

Capitale di debito e di rischio
Il mercato italiano delle emissioni obbligazionarie continua a espandersi: nel 2025 le emissioni aumentano del 14%, confermando il trend positivo dell'ultimo decennio.
Le banche estere mantengono un ruolo centrale nell'organizzazione delle operazioni, assistendo il 79% delle emissioni in qualità di bookrunner, soprattutto nei comparti governativo, finanziario, utility ed energy.
Anche il mercato del capitale di rischio mostra segnali di ripresa. Le emissioni raggiungono 8,4 miliardi di euro, in crescita del 24% rispetto all'anno precedente, pur restando concentrate su poche operazioni di grandi dimensioni. In questo segmento gli operatori internazionali risultano coinvolti nel 95% delle operazioni, confermando il loro ruolo fondamentale nell'accesso delle imprese italiane ai mercati azionari.


Private Equity e Venture Capital
Nel 2025 il mercato italiano del private equity e venture capital evidenzia una contrazione della raccolta rispetto all'anno precedente, accompagnata però da un progressivo riequilibrio tra fondi domestici e fondi paneuropei.
Questi ultimi crescono del 20%, raggiungendo 3,1 miliardi di euro, e rappresentano uno dei principali strumenti di integrazione tra il mercato italiano e quello europeo dei capitali.

Fusioni e Acquisizioni (M&A)
Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni registra nel 2025 oltre 1.400 operazioni, in crescita del 2% rispetto all'anno precedente, per un valore complessivo di circa 74 miliardi di euro.
Sebbene il controvalore complessivo risulti in lieve diminuzione (-7%), continua a rafforzarsi la dimensione internazionale del mercato. Le operazioni cross-border rappresentano infatti quasi la metà del valore complessivo, mentre gli advisor esteri assistono circa l'88% dei deal, confermando il ruolo delle banche internazionali nelle principali operazioni straordinarie che coinvolgono le imprese italiane.

Export Finance
L'export finance continua a rappresentare uno dei principali strumenti di sostegno all'internazionalizzazione del Made in Italy.
Tra il 2022 e il 2025 il valore delle garanzie a supporto dell'export e dell'internazionalizzazione è quasi quadruplicato, raggiungendo 43,9 miliardi di euro.
Gli intermediari esteri gestiscono il 48% delle garanzie complessive e arrivano a detenere una quota maggioritaria (54%) nelle operazioni dedicate all'export, contribuendo ad ampliare le fonti di finanziamento disponibili per le imprese italiane impegnate sui mercati internazionali.

Asset Management
Tra le principali novità della sedicesima edizione del Rapporto figura il focus dedicato all'asset management, comparto che evidenzia un processo di internazionalizzazione sempre più marcato.
Gli operatori esteri rappresentano oggi il 35% del mercato italiano del risparmio gestito, confermando una crescente integrazione con i mercati europei e un'offerta sempre più diversificata.
La loro presenza è ancora più rilevante nella gestione collettiva, dove la quota raggiunge il 47,2% e le masse gestite hanno toccato 670 miliardi di euro, raddoppiando nell'ultimo decennio. Anche nella gestione di portafoglio gli asset amministrati dagli operatori internazionali continuano a crescere più rapidamente rispetto all'intero mercato, segnale di una crescente fiducia degli investitori verso operatori con una forte dimensione internazionale.

Credito specializzato
Nel comparto del credito specializzato il ruolo degli intermediari esteri si conferma stabile nei tre principali segmenti analizzati: leasing, factoring e credito al consumo.
Nel leasing gli operatori esteri rappresentano il 27,3% del mercato, con una posizione di leadership nel leasing strumentale finanziario e operativo. Nel factoring la loro quota si attesta intorno al 18%, mentre nel credito al consumo continuano a finanziare stabilmente oltre la metà del mercato italiano, mantenendo quote comprese tra il 52% e il 55%.
Questi dati confermano come la presenza degli intermediari internazionali contribuisca ad ampliare la disponibilità di strumenti finanziari per famiglie e imprese e a sostenere la competitività del sistema economico nazionale.

Le banche estere in Europa a confronto
Il Rapporto si conclude con una panoramica del ruolo svolto dalle banche estere in un campione di Paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito), confrontato con la situazione italiana.

I primi mesi del 2026 e le prospettive europee
I dati relativi ai primi mesi del 2026 delineano un quadro nel complesso positivo. Il mercato del debito continua a mostrare una forte dinamicità: tra gennaio e aprile è stato già collocato un ammontare pari a circa il 50% delle emissioni registrate nell'intero 2025, con una quota riconducibile alle banche estere del 79%.
Più contenuta risulta invece l'attività sul mercato del capitale di rischio, che registra 1,3 miliardi di euro raccolti attraverso sette operazioni, mentre il mercato dei prestiti sindacati evidenzia un rallentamento, con circa 26 miliardi di euro di operazioni nei primi tre mesi dell'anno, in calo di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nel complesso, il sistema finanziario italiano continua a dimostrare una buona capacità di attrarre capitali internazionali e di mantenere attivi i principali canali di finanziamento anche in un contesto caratterizzato da elevata instabilità geopolitica. I dati del Rapporto confermano come le banche e gli intermediari esteri rappresentino un elemento essenziale per la competitività del sistema economico italiano, favorendo l'accesso ai mercati internazionali, sostenendo gli investimenti e accompagnando i processi di crescita delle imprese. Allo stesso tempo, emerge una delle principali sfide per l'Europa: rafforzare il mercato dei capitali affinché possa affiancare il tradizionale finanziamento del debito con strumenti in grado di sostenere la crescita delle imprese, la loro patrimonializzazione, l'innovazione e i processi di ricambio generazionale.
In questo scenario, l'Unione dei mercati europei dei capitali assume infatti un'importanza strategica. Mercati finanziari ancora troppo frammentati, regole non sempre omogenee e sistemi di vigilanza differenti limitano infatti la capacità dell'Europa di trasformare l'ingente risparmio privato disponibile in investimenti produttivi a favore dello sviluppo economico.
Un mercato unico dei capitali più efficiente consentirebbe all'Europa di sostenere con maggiore efficacia la transizione energetica, l'innovazione tecnologica e la crescita economica, rafforzando al tempo stesso la propria autonomia e competitività nello scenario globale.
A cura della Divisione Corporate Finance di Consilia Business Management
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