

18 SETTEMBRE
LA COSMETICA IN ITALIA: KIKO, LA BEAUTY VALLEY E LA NUOVA SFIDA AMERICANA
CORPORATE FINANCE
5 MIN READ
Dopo aver analizzato alcune delle trasformazioni che stanno ridisegnando il mercato beauty internazionale, il percorso attraverso i temi emersi al Business of Beauty Global Forum 2026 porta ora a guardare all’Italia e al ruolo che il Paese continua a svolgere nel panorama cosmetico globale. Un ruolo che non si limita alla capacità di creare immaginari legati alla moda e al lusso, ma si fonda anche su un ecosistema industriale altamente specializzato, in cui ricerca, produzione, creatività e retail convivono e contribuiscono alla competitività del settore.
È proprio da questa prospettiva che Simone Dominici, CEO di KIKO Milano, ha raccontato in quest’ultima edizione del Forum il modello di sviluppo del brand, il legame con la Beauty Valley e le opportunità, ma anche le sfide, legate all’espansione nel mercato statunitense.
Nella foto di copertina: Business of Beauty Global Forum 2026. Photo Credit © BOF
Simone Dominici e il significato di value
Dominici, in dialogo con Cassandra Grey, fondatrice di Violet Grey e Madame Grey, ha aperto il suo discorso riflettendo sul significato di value nel beauty contemporaneo.
Per il CEO di KIKO, il valore emerge quando un prodotto o un’esperienza riescono a superare le aspettative del consumatore. Non coincide quindi semplicemente con un prezzo contenuto, ma nasce dall’incontro tra qualità, innovazione, fiducia nel marchio, relazione con il cliente e accessibilità economica. In altre parole, il valore consiste nel ricevere più di quanto il prezzo del prodotto lasci immaginare.
Questa idea è alla base del posizionamento di KIKO, che non vuole essere percepito come una semplice alternativa economica ai marchi prestige. Il brand punta invece a offrire formule, texture, design ed esperienze di qualità elevata, riducendo il premium di prezzo tradizionalmente associato al lusso.
La bellezza come fiducia, non come perfezione
L’intervento di Dominici ha affrontato anche il ruolo che la bellezza può assumere nella vita delle persone. Il beauty, nella sua visione, non dovrebbe alimentare modelli irraggiungibili, ma contribuire all’arricchimento della vita quotidiana, all’autostima e all’espressione individuale.
Il concetto di confidence over perfection sintetizza questa prospettiva: alla ricerca di una perfezione standardizzata e omologante legata alla correzione delle imperfezioni, Dominici contrappone una bellezza fondata sull’individualità, sulla sperimentazione e sulla possibilità di valorizzare sé stessi.
Una lettura che ritroviamo anche in un suo intervento del 2026, nel quale, in qualità di vicepresidente di Cosmetica Italia, Dominici ha descritto il modello italiano come un approccio capace di mettere autostima e confidence al centro, valorizzando una concezione della bellezza più personale e inclusiva. Un modello che riesce inoltre a combinare tecnologia, scienza e creatività senza trasformare l’innovazione in un privilegio riservato a pochi. Per Kiko, quindi, l’accessibilità non rappresenta soltanto una questione di prezzo, ma è parte della missione culturale del brand.

Kiko Milano CEO Simone Dominici and Violet Grey and Madame Grey founder Cassandra Grey chat with Priya Rao at The Business of Beauty Global Forum 2026. Photo Credit © BOF
La Beauty Valley: il motore del beauty italiano
La possibilità di offrire qualità e innovazione a prezzi accessibili è strettamente collegata, secondo Dominici, alla collocazione di KIKO all’interno della cosiddetta Beauty Valley italiana.
Il distretto cosmetico si sviluppa principalmente tra Milano, Bergamo, Crema, Lodi e parte della Brianza e riunisce produttori cosmetici, laboratori di formulazione, aziende di packaging, fornitori di applicatori e pennelli, aziende di macchinari, università, centri di ricerca, designer e competenze provenienti dai settori chimico, farmaceutico e della moda.
Il Cluster Tecnologico Lombardo del Made in Italy – Sistema Cosmetico, costituito alla fine del 2025 e ufficialmente riconosciuto da Regione Lombardia nel febbraio 2026 come decimo Cluster Tecnologico Regionale, nasce proprio con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra questi soggetti, favorendo innovazione, trasferimento tecnologico, formazione e internazionalizzazione.
La forza della Beauty Valley non risiede tuttavia soltanto nel numero di aziende presenti: il vero vantaggio competitivo deriva dalla loro vicinanza e complementarità.
Questa prossimità accelera lo scambio tra brand, laboratori e fornitori, riducendo la distanza tra l’idea e il prodotto finito.
Un’eccellenza sostenuta dai numeri
L’importanza della Beauty Valley è confermata dai dati dell’Osservatorio Cosmetica in Lombardia, realizzato dal Centro Studi di Assolombarda in collaborazione con il Centro Studi di Cosmetica Italia. Nella regione ha sede il 48,3% delle imprese cosmetiche italiane, viene generato il 66,6% del fatturato nazionale del settore e si concentra il 75,4% del fatturato italiano della produzione cosmetica conto terzi.
Quest’ultimo segmento è particolarmente rilevante. Molti marchi internazionali affidano infatti lo sviluppo e la produzione dei propri cosmetici a imprese italiane specializzate, che operano dietro le quinte per alcuni dei principali player del settore.
Secondo lo studio 2026 di TEHA Group e Cosmetica Italia, il fatturato della produzione cosmetica italiana conto terzi è passato da circa 1,2 miliardi di euro nel 2015 a 2,7 miliardi nel 2024. L’Italia realizzerebbe inoltre circa il 65% dei cosmetici per occhi e viso venduti in Europa e una quota vicina al 50% della produzione mondiale delle stesse categorie.
Numeri che evidenziano il ruolo del Paese non soltanto come culla di brand conosciuti in tutto il mondo, ma anche come piattaforma produttiva internazionale, riconosciuta per qualità esecutiva, flessibilità e capacità di innovazione.
Una capacità che trova espressione in numerose realtà specializzate. Tra gli esempi più rappresentativi, Ancorotti Cosmetics, con sede a Crema, è tra i principali produttori mondiali di make-up conto terzi, con una particolare specializzazione nel mascara; Intercos è un riferimento internazionale nello sviluppo e nella produzione di polveri e rossetti; Chromavis, con sede a Offanengo, concentra la propria expertise nel make-up, con una forte specializzazione nello sviluppo formulativo di polveri, emulsioni e fondotinta; mentre Keminova, realtà della Beauty Valley bresciana, è specializzata in skincare, dermocosmesi e medical device ed è recentemente entrata nell’orbita del gruppo coreano COSMAX, che nel febbraio 2026 ne ha acquisito il 51%.
Sono solo alcuni esempi di un sistema produttivo più ampio, nel quale specializzazione, ricerca e capacità industriale convivono e permettono alle aziende italiane di rispondere alle esigenze dei brand internazionali, trasformando competenze altamente specifiche in prodotti destinati ai mercati globali.
Come la Beauty Valley rende possibile il modello prestige
L’inserimento nella Beauty Valley consente a KIKO di accedere a formulazioni, pigmenti, texture, packaging e tecnologie sviluppati secondo standard internazionali. I prodotti sono progettati a Milano e il 99% viene realizzato in Europa, beneficiando della vicinanza a una filiera altamente specializzata.
Questo ecosistema sostiene anche la velocità di innovazione del brand, che introduce oltre 250 nuovi prodotti ogni anno e offre circa 1.200 referenze.
Il “Milano” nel nome di KIKO non è quindi soltanto un richiamo alla moda italiana, ma esprime il legame con un ecosistema in cui design, ricerca e capacità manifatturiera convivono. È in questo contesto che prende forma la Italian Art of Beauty di KIKO: un posizionamento che combina qualità elevata, innovazione continua e accessibilità, portando elementi tradizionalmente associati al segmento prestige a un pubblico più ampio.

Simone Dominici, CEO di KIKO Milano, Business of Beauty Global Forum 2026. Photo Credit © BOF
Macy’s e la nuova fase dell’espansione negli Stati Uniti
Nel corso del Forum, Dominici ha indicato gli Stati Uniti come una delle principali opportunità di crescita per KIKO.
Nel giugno 2026 il brand ha avviato una nuova fase della propria espansione americana attraverso la partnership con Macy’s, debuttando nel flagship di Herald Square, a New York, e sul canale online del retailer con quasi 650 referenze.
L’accordo va oltre la semplice distribuzione: Macy’s offre a KIKO uno spazio autorevole in cui presentare i prodotti, raccontare il posizionamento del marchio e costruire un’esperienza supportata da beauty advisor, consulenza e servizi personalizzati. Questo aspetto è particolarmente importante nel mercato americano, dove KIKO deve comunicare una proposta che si colloca tra il mass market tradizionale e il prestige beauty.
Macy’s diventa quindi la porta d’ingresso attraverso cui il brand può spiegare e far sperimentare il proprio modello: formule e innovazione di livello elevato, unite a prezzi accessibili e a una forte identità italiana.
La collaborazione consente inoltre di integrare retail fisico e digitale. Il negozio permette ai consumatori di provare colori e texture, ricevere assistenza e scoprire l’ampiezza dell’assortimento; il canale online estende invece la distribuzione su scala nazionale e facilita il riacquisto.
Sostenuta dal know-how della Beauty Valley, l’espansione americana rappresenta quindi più di una crescita geografica: è l’opportunità di esportare un modello italiano di bellezza fondato su creatività, espressione individuale e qualità accessibile.
Nel complesso, l’intervento di Simone Dominici restituisce l’immagine di un beauty italiano capace di trasformare la propria tradizione manifatturiera in un vantaggio competitivo globale. La Beauty Valley rappresenta il motore industriale di questo modello, mentre KIKO ne esprime la dimensione più accessibile, innovativa e orientata al consumatore. La partnership con Macy’s segna ora un passaggio decisivo: portare negli Stati Uniti una visione della bellezza che unisce qualità, creatività e fiducia in sé stessi, dimostrando che il Made in Italy possa coniugare eccellenza e accessibilità, raggiungendo un pubblico internazionale senza rinunciare al proprio valore distintivo.
FONTI:
A cura della Divisione Corporate Finance di Consilia Business Management
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