

19 GENNAIO
HAUS NOWHERE E IL RETAIL ESPERIENZIALE: IL NUOVO VOLTO DELLO SHOPPING A SEOUL
KOREAN DESK
8 MIN READ
PREMESSA
SEOUL: EPICENTRO DEL RETAIL CONTEMPORANEO
Negli ultimi anni Seoul si è affermata come una delle capitali globali dello shopping, non solo per volumi di consumo o densità commerciale, ma soprattutto per la sua capacità di ridefinire il concetto stesso di retail. Secondo i principali report internazionali sul retail immobiliare, come Main Streets Across the World di Cushman & Wakefield, Myeongdong rientra stabilmente nella top 10 delle strade commerciali più costose al mondo, accanto a icone come New Bond Street a Londra, Via Montenapoleone a Milano e la Fifth Avenue a New York. Un posizionamento che colloca Seoul tra le destinazioni retail strategiche a livello globale, confermandone il ruolo non solo locale, ma pienamente internazionale.

Myeongdong Street View, Photo Credit: IG @hyeongjun9920
Eppure, a differenza delle capitali storiche dello shopping, il valore di Seoul non si fonda unicamente sul prestigio immobiliare o sulla concentrazione di brand di lusso. Il suo vero elemento distintivo risiede nella trasformazione dello spazio commerciale in piattaforma culturale ed esperienziale. Qui il retail smette di essere un semplice luogo di vendita per diventare un luogo di relazione: uno spazio di immersione narrativa in cui brand, contenuti, design e community si intrecciano.
Questo modello risponde a dinamiche profonde e strutturali del mercato coreano. Da un lato, consumatori altamente sofisticati, culturalmente curiosi e digitalmente avanzati, con aspettative sempre più elevate nei confronti dell’esperienza fisica. Dall’altro, una competizione estrema tra brand, che spinge verso formati distintivi e linguaggi sempre più sperimentali. In questo equilibrio, l’esperienza in-store assume un ruolo centrale non come alternativa all’e-commerce, ma come suo complemento strategico.
Se città come Milano, Parigi o Londra continuano a rappresentare il vertice del lusso tradizionale, Seoul si distingue per la sua vocazione alla sperimentazione. Per i brand internazionali, dalla moda al beauty, fino al lifestyle, entrare oggi nel mercato coreano non significa semplicemente aprire un nuovo punto vendita, ma confrontarsi con uno degli ecosistemi retail più avanzati e competitivi al mondo.
In Europa, il flagship store resta spesso un monumento al brand. A Seoul, invece, il flagship si trasforma in un media space: uno spazio progettato per essere vissuto, raccontato e condiviso.
HAUS NOWHERE E IL RETAIL ESPERIENZIALE: IL NUOVO VOLTO DELLO SHOPPING A SEOUL
Entrare da Haus Nowhere a Seoul, nel quartiere di Seongsu, significa capire immediatamente che in Corea del Sud il retail non è più soltanto un fenomeno legato all’acquisto, ma un ecosistema culturale, sensoriale e narrativo. Questo edificio di 14 piani, inaugurato nel 2025 da IICOMBINED, non è un semplice flagship store ma un nuovo modello di commercio fisico nell’era post-digitale. Haus Nowhere non vende solo prodotti, mette in scena un’esperienza immersiva che fonde arte, moda, design, food e tecnologia, diventando il simbolo più avanzato di una tendenza ormai centrale nel panorama coreano: il retail esperienziale.





Haus Nowhere Seoul, Photo Credit: © Gentle Monster © Tamburins
Un contesto urbano fortemente orientato all’innovazione
Per comprendere perché un progetto come Haus Nowhere possa nascere e prosperare proprio a Seoul, bisogna partire dal contesto. La capitale coreana è una delle città più competitive e sensibili alle tendenze al mondo. Qui l’innovazione non è un’opzione, ma una necessità strutturale. Le aziende competono su velocità, efficienza e capacità di anticipare i desideri dei consumatori.
Un esempio emblematico è Coupang con il suo servizio Rocket Delivery, una delle reti logistiche più rapide della Corea del Sud, in grado di consegnare milioni di ordini in giornata o il giorno successivo. Questa efficienza ha ridefinito le aspettative dei consumatori nei confronti dell’e-commerce e reso evidente una verità scomoda per il retail tradizionale: comprare online è più comodo, più veloce e spesso più economico.
Qual è oggi il valore della visita in-store?
Dopo il COVID-19, pur con un parziale ritorno nei negozi fisici, l’equilibrio si è definitivamente spostato verso l’online. Supermercati, moda e lifestyle hanno visto calare i ricavi, e molte insegne hanno iniziato a porsi una domanda cruciale: che motivo ha oggi un consumatore per uscire di casa e visitare un punto vendita?
La risposta coreana ha spostato il focus dal prodotto all’esperienza. Ed è in questo contesto che si inserisce il concetto di Experience Design, ovvero la progettazione di spazi capaci di coinvolgere tutti i sensi e l’emozione, trasformando la visita in qualcosa di memorabile e condivisibile.
Haus Nowhere: quando il retail si traduce in esperienza
Haus Nowhere rappresenta l’espressione più matura di questa filosofia. Creato da IICOMBINED, il gruppo dietro Gentle Monster, Tamburins e Nudake, lo spazio ospita cinque brand che spaziano dall’eyewear alla cosmetica, dal food all’homeware. Ma la vera forza del progetto non sta nella varietà dell’offerta, bensì nella sua regia esperienziale.
L’architettura brutalista e futuristica, le installazioni artistiche immersive, gli elementi cinetici e surreali, come l’iconico bassotto robotico che domina lo spazio nello store Tamburins, trasformano l’edificio in luogo da esplorare piano dopo piano. Ogni area è pensata per essere “instagrammabile”, ma non in modo superficiale. Lo spettacolo visivo e sensoriale è parte integrante dell’identità del brand. Un approccio che Gentle Monster ha perfezionato negli anni, diventando uno dei riferimenti in assoluto più rilevanti di experience design applicato al retail.






Haus Nowhere Seoul, Photo Credit: IG @hausnowhere
Seongsu: da zona industriale a laboratorio creativo
Non è un caso che Haus Nowhere sorga a Seongsu-dong. Un tempo quartiere industriale fatto di fabbriche e magazzini, Seongsu si è trasformato negli ultimi dieci anni nel cuore pulsante del retail esperienziale di Seoul. Gli spazi ampi e grezzi hanno attirato prima piccoli brand indipendenti e caffè, poi grandi aziende e maison del lusso, che hanno riconvertito gli ex edifici industriali in destinazioni culturali.
Uno dei primi grandi player a crederci è stato Amorepacific, che ha aperto qui un flagship store focalizzato su test di prodotto, consulenze personalizzate, storytelling e aree leisure.
Accanto ai flagship permanenti, Seongsu è diventata anche un hub per i pop up store, format temporanei ad alto impatto che in Corea hanno assunto una rilevanza senza precedenti. Brand come Dior hanno trasformato spazi insoliti, come ex parcheggi, in ambienti scenografici e immersivi, con installazioni artistiche, giardini, caffè tematici e aree di personalizzazione dei prodotti, creando esperienze pensate per coinvolgere i visitatori e diventare immediatamente condivisibili sui social media.
Un altro esempio è la Ghana Chocolate House, creata da Lotte Wellfood, che dimostra come anche un marchio storico possa reinventarsi attraverso questo approccio. Nato come pop up per il 50° anniversario del brand, lo spazio proponeva un percorso immersivo nella storia del cioccolato, con macchinari in funzione e degustazioni premium. L’evento ha attratto oltre 9 000 visitatori in pochi giorni e questo successo ha spinto il progetto a evolversi in edizioni stagionali itineranti e contribuito a rilanciare il brand.
L’architettura dell’esperienza
Dietro alla proliferazione di questi spazi e delle installazioni nei quartieri più dinamici di Seoul si è sviluppata un’industria strutturata e complessa, capace di coordinare competenze eterogenee che spaziano dall’architettura e dal design degli allestimenti alla comunicazione, al marketing e alla gestione degli eventi. Agenzie specializzate come Sweetspot, leader coreana nel settore che vanta oltre 8.200 pop up store realizzati in Corea e all’estero negli ultimi dieci anni, trasformano spazi e format in strumenti strategici per i brand. Questa professionalità ha reso il fenomeno del retail esperienziale un vero ecosistema di innovazione, in grado di generare visibilità, coinvolgimento e nuove connessioni tra marchi e pubblico.
Oltre alla vendita: il retail come media
Haus Nowhere, Seongsu e l’intero ecosistema dei flagship e dei pop-up coreani raccontano una trasformazione profonda: in Corea del Sud il negozio fisico non è più solo un punto vendita, ma un media culturale. Uno spazio che genera contenuti, costruisce relazioni, produce narrazione e valore simbolico. Il prodotto resta importante, ma non è più il centro del sistema. Il retail del 2026 non si valuta per la sua forma, ma per la sua abilità nel creare luoghi che meritino tempo, attenzione e presenza.
A cura della Divisione Korean Desk di Consilia Business Management
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