

02 DICEMBRE
WHISTLEBLOWING E DANNO MORALE: LE TUTELE CONFERMATE DAL TRIBUNALE DI BERGAMO
GOVERNANCE RISK & CONTROL
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Una recente pronuncia del Tribunale di Bergamo (sentenza n. 951, 6 novembre 2025) conferma l’effettiva applicazione delle tutele previste dalla normativa a favore dei lavoratori che segnalano illeciti, ribadendo che qualsiasi forma di ritorsione è illegittima e può comportare il diritto al risarcimento del danno morale. La decisione evidenzia chiaramente l’obbligo dei datori di lavoro, sia pubblici che privati, di assicurare ambienti di lavoro sicuri, rispettosi della dignità dei dipendenti e costantemente vigilati per prevenire comportamenti illeciti.
Il Tribunale ha inoltre chiarito che le tutele non si limitano a proteggere il lavoratore da licenziamenti o provvedimenti disciplinari evidenti, ma si estendono anche a comportamenti meno visibili ma ugualmente dannosi. Azioni ripetute di isolamento, esclusione dalle attività quotidiane, marginalizzazione nelle decisioni o altre forme di pressione psicologica, pur apparentemente “minori”, rientrano nelle misure ritorsive e possono giustificare il riconoscimento del danno morale. In altre parole, qualsiasi condotta volta a punire o emarginare chi ha denunciato irregolarità, anche se non formalmente sanzionatoria, è illegittima e soggetta alle stesse tutele previste dalla legge.
Il whistleblowing rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere trasparenza, responsabilità e integrità all’interno delle organizzazioni. Per essere davvero efficace, tuttavia, richiede che le segnalazioni possano essere effettuate in totale sicurezza e che il segnalante sia tutelato da qualsiasi forma di discriminazione, isolamento o ritorsione.
Il D.lgs. 24/2023 ha introdotto disposizioni chiare a tutela dei lavoratori: divieto di provvedimenti ritorsivi, garanzia di anonimato, gestione riservata delle segnalazioni e inversione dell’onere della prova a carico del datore di lavoro per ogni azione disciplinare o organizzativa collegata alla denuncia.
Nel caso oggetto della sentenza, una dipendente aveva segnalato all’ANAC e alla Guardia di Finanza irregolarità nella gestione di buoni pasto, indennità, permessi studio e fondi regionali. In risposta alle sue segnalazioni, ha subito isolamento, demansionamento, valutazioni negative e procedimenti disciplinari. Il Tribunale ha dichiarato nulli tali atti, riconoscendoli ritorsivi, e ha condannato l’ente al risarcimento di circa € 25.000, applicando l’art. 2087 c.c. per il mancato rispetto dell’obbligo di garantire un ambiente di lavoro sano e rispettoso della dignità del dipendente.
La pronuncia non introduce nuovi principi, ma concretizza l’efficacia delle tutele già previste dalla legge. Chi segnala irregolarità deve poterlo fare senza subire conseguenze negative. Per le aziende, questo comporta non solo l’adozione di canali di segnalazione sicuri, ma anche l’implementazione di strumenti operativi di monitoraggio, prevenzione delle ritorsioni e formazione del personale, affinché la compliance non sia un mero adempimento formale, ma un vero e proprio strumento di governance e gestione dei rischi.
La protezione dei whistleblower non tutela solo il singolo lavoratore: rafforza la cultura aziendale, salvaguarda la reputazione dell’impresa e dimostra concretamente l’impegno verso trasparenza, integrità e correttezza organizzativa.
A cura della Divisione GRC di Consilia Business Management
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